Le Onde d’urto: i Parametri di Trattamento

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Quali sono le variabili di trattamento di un’onda d’urto?

  1. Energia (mj/mmper le focali, bar per le radiali)
  2. Numero di colpi al secondo ( Frequenza del colpo che si misura in Hz)

E’ ovvio che ci sono delle differenze, anche sostanziali, tra le varie apparecchiature per la terapia ad onde d’urto attualmente in commercio. Esistono dunque dei parametri universalmente riconosciuti per caratterizzarle e dunque differenziarle.

ZONA DI TERAPIA: definisce la zona dove si può riscontrare un effetto terapeutico con la terapia ad onde d’urto. Per definire questa zona viene preso come riferimento una curva a pressione costante del valore 5 Mpa ( isobara ) che rappresenta appunto il minimo valore di pressione per avere un effetto terapeutico con le onde d’urto. La zona di terapia consiste nell’area racchiusa per l’appunto dall’isobara 5 Mpa.

ZONA FOCALE:  per definire adeguatamente questa zona, di fondamentale importanza nella valutazione di tutte le apparecchiature, vediamo quali sono i parametri che concorrono a definirla:

  1. Pressione = è definita come Forza diviso Area ed è generalmente espressa in unità di Mega Pascal o Bar. (1 Mpa = 10 bars).
  2. Pressione di picco = punto di massima pressione che si riscontra al centro della zona di terapia.
  3. -6 dB = rappresenta la curva a pressione costante ( isobara ) di valore pari al 50% della pressione di picco.

Utilizzando questi parametri si può così arrivare a definire la zona focale e cioè la zona delimitata da valori di pressione maggiori del 50% della pressione di picco. Praticamente è l’area sottesa dalla curva a pressione costante (isobara) –6dB.

Appare dunque evidente che il parametro più importante per definire un buon trattamento terapeutico di onde d’urto è: DENSITA’ DI ENERGIA

Per chiarire cosa si intenda con il termine densità di energia alta, anche per avere dei termini di paragone, si consideri che come riferimento per Alto Valore Energetico si intende una corrispondenza con una densità di energia pari a 0.28 mJ/mm2.

Essendo molto più estesa la zona di efficacia delle onde d’urto, si ha il notevole vantaggio di poter sopperire innanzitutto ai continui e incontrollati movimenti involontari del paziente. Movimenti provocati dal dolore a cui il paziente è soggetto durante tutto l’arco della seduta e che obbligano l’operatore ad un continuo controllo e ad un eventuale riposizionamento del soggetto in trattamento.

Per questo motivo nel tempo sono stati introdotti sistemi con un FUOCO leggermente più aperto e “radicalizzando un pò di più l’area rende molto più confortevole il trattamento. Si riesce così a trasmettere al paziente delle onde d’urto di media e alta energia con un dolore di bassa entità e soprattutto sopportabile.

Altro importante aspetto da prendere in considerazione consiste nella possibilità di fare a meno di un sistema di puntamento ecografico, che invece risulta necessario nella quasi totalità delle onde d’urto focali, poiché la zona di terapia risulta estremamente focalizzata. Al contrario, con una molto più estesa zona di terapia (che ovviamente comprenderà anche una molto più estesa zona focale), non si rende più necessario e indispensabile un sistema di puntamento, pur mantenendo l’efficacia del trattamento.

A mio avviso ritengo comunque utile l’affiancamento di una VALUTAZIONE ECOGRAFICA da parte del terapeuta per vedere comunque la risposta tissutale al trattamento da parte del paziente.

DENSITA’ DI ENERGIA: è l’energia rapportata all’area dello spot; è il parametro più importante al fine del dosaggio e come già detto si misura in mj/mm2. Si possono perciò definire tre livelli di dosaggio:

  1. Basso livello = <0,08  mj/mm2
  2. Medio livello = 0,08 – 0,28  mj/mm2
  3. Alto livello = > 0,28  mj/mm2

FREQUENZA DI EMISSIONE: nelle prime apparecchiature era variabile da 0,5 a 4 Hz mentre ora la finestra operativa dipende dal tipo di generatore che prendo in esame:

  • Nelle onde d’urto focali la frequenza impostabile varia mediamente da 1 Hz a 12 Hz
  • Nelle onde d’urto radiali la frequenza impostabile varia mediamente da 1 Hz a 20 Hz

La frequenza deve essere diversificata a seconda della finalità terapeutica e la stessa incide molto anche sulla tollerabilità del paziente

  • Trattamenti ad alta densità di energia sono più dolorosi ma con penetrabilità del fuoco più elevata. Per rendere il colpo più tollerabile si selezionerà una frequenza più bassa
  • Nei trattamenti a bassa densità di energia si tende a rimanere in superficie come effetto ma si è osservato come, aumentando la frequenza, venga incrementato un effetto antalgico indiretto

 

CARUSO DENIS

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